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Documento approvato dal Congresso Costitutivo dell’ANPI Provinciale di Monza Brianza
svoltosi il 23 – 24 febbraio 2008

Il perché della costituzione dell’ANPI Provinciale
Il 23 e 24 febbraio 2008 è convocato il Congresso costituivo dell’ANPI Provinciale della Brianza.
E’ certamente un atto conseguente alla istituzione della nuova Provincia ma, come affermato nel documento approvato dal Congresso Provinciale di Milano del marzo 2006, ..“rappresenta un momento importante per il rafforzamento, l’estensione e il potenziamento della presenza e delle iniziative della nostra associazione sul territorio”.
E’ nel contempo un riconoscimento del contributo significativo dato dalla Brianza alla Resistenza ed all’antifascismo.

La Resistenza in Brianza
La Resistenza in Brianza ha visto la partecipazione di tutte le diverse organizzazioni partigiane.
Una serie di resoconti e dati sono dettagliatamente illustrati nei libri di Pietro Arienti “ La Resistenza in Brianza”, Emilio Diligenti e Alfredo Pozzi “ La Brianza in un secolo di storia d’Italia”, di Carlo Levati “Ribelli per amore della libertà” e dell’ANPI di Desio, “60 liberazioni – album di famiglia”.
Alla vigilia dell’insurrezione, è stato calcolato che in Brianza, compresa la zona del Lecchese erano operanti: 12 brigate Garibaldi, 6 Matteotti, 10 del Popolo, 3 del Fronte della Gioventù, 1 Ippocampo, 1 di Giustizia e Libertà, 1 Mazzini, per un totale di circa 8000 uomini.
A Pizzo D’Erna, sopra Lecco, si è svolta tra il 17 ed il 20 ottobre 1943, la prima battaglia della Resistenza nell’Italia settentrionale, alla quale hanno partecipato anche dei brianzoli, che, a seguito dell’offensiva Tedesca, assieme ad altri, sono poi fuggiti in altre zone d’Italia in particolare in Val D’Ossola. Tra questi Amedeo Ferrari che alla capanna Stoppani, sita tra Lecco ed il Pizzo D’Erna, comanderà la formazione “Prà Pelà”.
Una bellissima targa, posta all’arrivo della funivia dei Piani D’Erna, con la foto del comandante partigiano Invernizzi, ricorda quegli avvenimenti.
Nell’ottobre del ’43 iniziarono ad operare in Brianza le prime Squadre di Azione Patriottica, impegnate soprattutto a procurare armi ed a compiere atti di sabotaggio contro installazioni germaniche. Si distinsero, nel procurare armi Enrico Bracesco di Monza, Mario Bettega e Luciano Donghi, quest’ultimo, come abile artigiano produceva armi e bombe rudimentali.
In numerose fabbriche della Brianza si svolsero gli scioperi del marzo 1944: Hensemberger e Singer di Monza, Bianchi di Desio, Gilera e Bestetti di Arcore, Incisa di Lissone, Linificio e Canapificio di Vimercate. Significativi furono quelli nelle fabbriche tessili: Targetti Tessitura, Frette e Tessitura con manodopera in maggioranza femminile.
Il filmato riprodotto in CD, realizzato dalla Camera del Lavoro di Monza in Brianza in occasione del 60° degli scioperi del “ 44” , è una importante testimonianza.
Le azioni Partigiane di sabotaggio e di attacchi alle caserme fasciste furono innumerevoli; significative due a Monza ed una a Desio e le azioni delle SAP nel Vimercatese.
Oltre 300 furono i caduti per la Libertà in Brianza.
Molti furono i caduti e gli antifascisti “dell’altra Resistenza”, gli Internati Militari Italiani.
La Brianza ha avuto tra i suoi martiri, figure come i cattolici Giancarlo Puecher e Achille Grandi, il comunista Gianni Citterio, il liberale Alfonso Casati, di antica e rinomata famiglia di Arcore, che fece parte del “Corpo Italiano di Liberazione”, morto in battaglia a Corinaldo.
Numerose sono le donne brianzole, tra cui ricordiamo Paola Gianella, Elisa Sala, Salvatrice Benincasa, Bambina Villa, che hanno dato un importante contributo nella guerra di Liberazione, pagando anche con la vita.
La Brianza ha avuto l’onore di annoverare tra coloro che sfilarono, il 6 maggio 1945, in prima fila in Milano liberata, il socialista, comandante Partigiano, Gian Battista Stucchi, figura eminente della vita politica monzese sino agli anni ’70.

L’antifascismo in Brianza è radicato nel tempo
A sottolineare il grande spirito antifascista della Brianza sono stati i risultati elettorali del 1924, ove, già in pieno regime fascista ed in una elezione piena di brogli e atti più che intimidatori, ampiamente denunciati da Giacomo Matteotti, (denuncia che lo portò al suo assassinio perpetrato dai fascisti su ordine di Mussolini), il listone fascista fu sonoramente sconfitto.
Questi sono stati i risultati nel circondario: PPI 35,9%; PSU 19%; il listone Fascista 18,7; il Pcd’I 13,4%, i massimalisti 11%.
Risultati che evidenziano il grande spirito antifascista delle popolazioni Brianzole, non solo di quelle orientate a sinistra, ma in misura consistente anche di quelle cattoliche.
L’antifascismo in Brianza è sempre stato radicato e fu profondamente unitario e di popolo.
Ci sentiamo, perciò, impegnati a concretizzare il processo di unificazione con le altre associazioni partigiane.
Una serie di pubblicazioni sono state fatte in vari comuni nel ricordo di partigiani e personalità antifasciste.
Nel 60° della Liberazione, a cura dell’ANPI di Monza, è stato pubblicato un libro “Storia e cronaca della Resistenza Italiana ed Europea”, ricavato dalla mostra predisposta dall’ANPI Nazionale.
Un gruppo di lavoro, già da alcuni mesi sta lavorando a preparare una mostra sulla Resistenza a Monza e Brianza.
In occasione della “giornata della memoria” del 27 gennaio 2007 il comune di Monza, in collaborazione con l’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati Politici nei Campi di sterminio Nazisti) ha prodotto una pubblicazione, curata dal professor Raffaele Mantegazza “ Al di là del niente” con i 77 nomi e piccole biografie dei deportati monzesi nei Lager nazisti.
A questo proposito ricordiamo il libro di Angelo Signorelli “ A Gusen il mio nome è diventato un numero” deportato in Germania a seguito degli scioperi alla Falck del marzo 1944.
I brianzoli sono stati protagonisti e martiri in luoghi “storici” della guerra di liberazione.
Megolo: dove è caduto Gianni Citterio.
Fossoli: dove sono stati fucilati Enrico Arosio, Francesco Caglio, Davide Guarenti, Ernesto Messa, Antonio Gambacorti Passerini, Carlo Prina.
Fondo Toce: Antonio Beretta
Fosse Ardeatine: Carlo Camisotti
Cefalonia: Vittorio Casiraghi di Monza, Angelo Giussani e Tommaso Ruggeri di Seregno, Pierluigi Tintori di Albiate, Pietro Colnago di Caponago, Carlo Mauri di Mezzago, Luigi Figini di Varedo, Gerolamo Bestetti ed Emilio Locati di Villasanta, Carlo Panzeri di Vimercate.

L’ANPI provinciale di Monza Brianza non parte da zero
Nella nuova Provincia di Monza Brianza l’ANPI è presente e organizzata in 18 comuni con oltre 1800 iscritti.
Da anni opera un coordinamento diretto da Egeo Mantovani.
Un coordinamento che si riunisce periodicamente, che organizza le iniziative, i congressi ed in particolare le celebrazioni del 25 aprile, con la presenza di oratori in rappresentanza dell’ANPI in quasi tutti i comuni della provincia.
Significative, oltre il 25 aprile, sono le celebrazioni di Pessano, Valaperta, via Pellico in Monza, dei “Martiri di Carate e Vimercate”, nonché la partecipazione ai pellegrinaggi a Megolo, Fondo Toce, Marzabotto, Fossoli, Montefiorino e Sant’Anna di Stazzema organizzate dalle varie sezioni territoriali dell’ANPI. Qualitativa e storicamente importante è stata la mostra organizzata dall’ANPI di Lissone, su “La scuola durante il fascismo”.
Il 7 ottobre scorso a Marzabotto si è andati con 3 pullman e l’organizzazione è stata coordinata tra Monza, Muggiò, Lissone e Brugherio.
Da alcuni anni, una delegazione con la bandiera dell’ANPI di Monza, partecipa alla marcia della Pace Perugia Assisi.

Far vivere i valori della Resistenza e dell’Antifascismo
Come è scritto nello statuto dell’ANPI, tra gli scopi principali vi sono quello di: “promuovere studi intesi a mettere in rilievo l’importanza della guerra partigiana ai fini del riscatto del Paese dalla servitù tedesca e delle riconquiste della libertà” e “battersi affinchè i principi informatori della Guerra di Liberazione divengano elementi essenziali nella formazione delle giovani generazioni”.
L’ANPI è impegnata perciò a mantenere viva la memoria storica di un periodo glorioso del nostro Paese.
Nei primi anni del dopoguerra, dopo la caduta del Governo di unità nazionale, si è assistito a processi ed attacchi discriminatori a chi aveva partecipato alla guerra di Liberazione.
La Resistenza , per anni ha subito la congiura del silenzio: significativo è stato “l’armadio della vergogna,” ove sono stati per decenni nascosti i documenti sulle stragi di Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, sui 15 martiri di piazzale Loreto ed altri eccidi.
Ultimamente da parte di organizzazioni e anche forze politiche, affiancate da una pseudo “storiografia”, si sta portando avanti un processo revisionista della storia che ha, come hanno affermato alcuni storici, persino il carattere di “rovescismo” cioè di cambiare e rivoltare la storia.
Vi è stato il tentativo, fortunatamente scongiurato, ma ancora latente, di parificare i “repubblichini” di Salò ai Partigiani, di fare il processo all’attentato di via Rasella e persino un nipote di Mussolini voleva riaprire il processo su come era stato giustiziato il nonno.
I giudici e la Cassazione sono stati espliciti e hanno respinto in modo deciso queste assurde richieste affermando che “si è trattato di atti di guerra pienamente legittimi”!
L’ultimo episodio a Milano dove, mentre si riconosceva alle spoglie della medaglia d’oro Giovanni Pesce il diritto di essere collocate nel “Famedio”, la Giunta Comunale ha proposto di mettere in uno stesso campo i caduti della Repubblica di Salò con i caduti Partigiani.
Si tratta di una proposta provocatoria, assurda ed inaccettabile: non si possono mettere assieme i carnefici, gli aguzzini che operavano a fianco della barbarie nazista, con coloro che si battevano per la Libertà e la Democrazia.
Sostenere che una simile proposta è un atto di riconciliazione rispetto ad una “guerra civile” di oltre 62 anni fa rappresenta anche un palese falso storico.
Il periodo glorioso dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 non è stata una Guerra Civile, bensì una guerra di Liberazione dall’invasore tedesco e dai criminali nazisti.

Rigurgiti fascisti e nazisti
Negli ultimi due anni si è assistito in Italia ad un crescendo di aggressioni violente di marca neofascista razzista ed antisemita.
Questi fatti sono fonte di preoccupazione, come è estremamente preoccupante e grave la scoperta di un covo di neonazisti nella provincia di Varese ed ultimamente la vicenda dei naziskin altoatesini “turisti dell’olocausto” a Dachau.
Il vergognoso atto compiuto, il IV novembre 2007, da parte del sindaco di Monza, che in forma ufficiale, con gonfalone e fascia tricolore, ha reso omaggio alla tomba di un gerarca fascista, al di la del gesto, compiuto stravolgendo, senza avvisare alcuno, il programma e le regole per la celebrazione della “festa delle forze armate”, rappresenta un provocatorio tentativo di puro “revisionismo” e “parificazione” ai limiti dell’apologia del fascismo ed un offesa ad una città da sempre antifascista.
La ferma ed immediata risposta delle associazioni antifasciste, i due presidi all’esterno del Consiglio Comunale, le due intere serate di dibattito nello stesso consiglio, la ricostituzione, dopo molti anni di inattività, del Comitato Unitario Antifascista e la grande fiaccolata del 13 dicembre che ha attraversato le vie centrali di Monza, sono state risposte immediate che hanno dimostrato i forti sentimenti antifascisti della città e l’impegno a tenere alta la memoria storica dell’epopea della guerra di Liberazione.
Infatti, il 4 novembre di Monza ha dimostrato che si è dinanzi ad una strategia che alimenta rigurgiti fascisti e razzisti, che richiedono un impegno antifascista permanente, di iniziative, per le quali è essenziale la ricerca continua della verità storica.
Non si deve avere timore se, da certi approfondimenti, possono scaturire episodi non troppo eclatanti per la Resistenza. Ma non bisogna, come invece hanno fatto alcuni giornalisti, generalizzare fatti episodici e marginali, isolandoli dal contesto complessivo del significato politico e storico della Resistenza, per sminuirne i valori.
L’ANPI deve essere protagonista nella ricerca della verità storica.
Si condivide la decisione del Parlamento italiano di aver fissato il 10 febbraio il giorno del ricordo “in onore dei morti delle foibe, dell’esodo degli italiani d’Istria, Dalmazia e Fiume e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Una motivazione articolata che oltre ai morti delle foibe parla anche “della più complessa vicenda del confine orientale” il che significa affrontare la questione tenendo conto del contesto storico in cui sono accaduti quei fatti; alle gravissime responsabilità e anche atrocità compiute dai fascisti, alle ingiustificabili uccisioni delle foibe e anche di quanto di “pulizia etnica” c’è stato da parte dei partigiani di Tito. Una interessantissima mostra sulla vicenda è stata predisposta dalla “Fondazione della memoria” di Milano.
Impegno determinato della nostra associazione è quello di farsi promotrice in prima persona delle ricorrenze, dal giorno della memoria (27 gennaio), a quello del ricordo (10 febbraio), al 25 aprile, al 2 giugno ed a quello sulle “stragi ed il terrorismo” del 9 maggio.
Con il patrocinio della nostra associazione, l’Istituto d’Arte di Monza, sta preparando un concorso per gli studenti sul tema “ Dalla Shoah ad oggi: contro ogni forma di discriminazione e di violenza”.
Dinanzi ai “Naziskin”, alla sfiducia nelle istituzioni, a forme di populismo e di antipolitica, al senso di malessere tra diversi strati della popolazione, la nostra associazione è sollecitata ad essere protagonista dell’attualità, rilanciando i valori e principi contenuti nella Costituzione Repubblicana.
Carta costituzionale che abbiamo difeso partecipando con impegno alla battaglia referendaria del giugno 2006, dove i “NO” allo stravolgimento hanno vinto largamente.

60° dell’entrata in vigore della Costituzione
Il 1° gennaio 2008 ricorre il 60° anniversario dell’entrata in vigore della Carta Costituzionale, è’ stata approvata, infatti, il 27 dicembre 1947.
E’ l’occasione per rilanciare iniziative di celebrazione dell’avvenimento, per farla conoscere, particolarmente alle nuove generazioni, per, ottenere ulteriori risultati nella sua attuazione.
La consegna ai diciottenni del testo della Costituzione, da parte dei comuni, è una meritevole iniziativa di divulgazione dei principi in essa contenuti.
Un gruppo di insegnanti di Monza, Muggiò e Villasanta, in stretta collaborazione con l’ANPI e con l’assessorato provinciale, delegato alla provincia di Monza, sta organizzando una serie di iniziative in occasione del 60°, tra le quali un “Corso di formazione sulla Costituzione”, aperto alle insegnanti ed agli insegnanti.
Attuazione dei principi di democrazia, libertà, eguaglianza e dei diritti, tenendo presente, oggi, l’importanza dei max media, della televisione, della scuola.
È in particolare sui diritti al lavoro, alla salute, alla casa e alla sicurezza della persona contro ogni forma di criminalità, compresa la stessa micro - criminalità, che la nostra associazione deve interloquire con i giovani, come è ampiamente contenuto nel documento dell’ANPI Regionale.
Mentre, si ribadisce il fermo “NO” alla modifica della prima parte della Costituzione, e dei suoi principi fondamentali; si deve essere disponibili a partecipare al dibattito per affrontare, partendo dai valori che animarono la Resistenza , i temi per un aggiornamento della seconda parte della Costituzione.
Il costo della politica, la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del sistema bicamerale perfetto, un federalismo regionale che comprenda anche il federalismo fiscale, nell’ambito di un decentramento democratico dello Stato che valorizzi le autonomie locali, una nuova legge elettorale, sono tematiche che anche l’ANPI deve affrontare partendo dai principi di democrazia e partecipazione.

Rafforzamento e rinnovamento dell’ANPI in Brianza.
Impegno primario è quello della costituzione dell’ANPI in Comuni dove ora non si è presenti in modo organizzato. Ex Partigiani ed antifascisti sono presenti e già impegnati in iniziative, in particolare per le celebrazioni del 25 aprile.
Si tratta di fare emergere ed organizzare le potenzialità umane esistenti.
Altro obbiettivo è quello di compiere decisamente un rinnovamento, anche di carattere generazionale, nelle Presidenze e nei direttivi delle nostre organizzazioni locali.
Si tratta di dare concreta attuazione a quanto previsto nell’articolo 23 del nuovo statuto, approvato nell’ultimo congresso nazionale, che prevede l’iscrizione con tutti i diritti di “ coloro che, condividendo il patrimonio ideale, i valori e le finalità dell’ANPI, intendono contribuire, in qualità di antifascisti, con impegno concreto alla realizzazione e alla continuità nel tempo degli scopi associativi, con il fine di conservare, tutelare e diffondere la conoscenza delle vicende e dei valori che la Resistenza , con la lotta e con l’impegno civile democratico, ha consegnato alle nuove generazioni”. Verso i giovani e la scuola deve essere indirizzata l’iniziativa dell’ANPI.
Un rapporto di stretta collaborazione deve essere mantenuto con le amministrazioni Comunali e con la futura Amministrazione Provinciale, con le organizzazioni sindacali, con le forze politiche e le associazioni culturali.
A tutti dobbiamo chiedere, certamente di contribuire, anche finanziariamente alle nostre iniziative ma, soprattutto dobbiamo sollecitare il confronto costruttivo nell’organizzare le celebrazioni e le varie manifestazioni.
Si deve sostenere con forza la richiesta che nei programmi scolastici sia dato ampio spazio alla storia del “novecento” in particolare sul periodo fascista e la guerra di Liberazione.
Le iniziative dell’Istituto d’Arte e del gruppo di insegnanti che si stanno predisponendo in stretta collaborazione con l’ANPI, si muovono concretamente in questa direzione.
Un impegno particolare dovrà essere dedicato a raccogliere ed ordinare tutti i libri, le biografie, le documentazioni pubblicate in questi anni nei vari comuni sui temi dell’antifascismo e della Resistenza.
Bisognerà raccogliere anche tutte le documentazioni ed i dati riguardanti i caduti, siano essi Partigiani, Militari del Corpo Italiano di Liberazione e Deportati, con il censimento di tutte le lapidi esistenti, una raccolta documentata di tutti i caduti antifascisti in Brianza.
L’allestimento e sua divulgazione su tutto il territorio brianzolo della mostra “ La Resistenza a Monza e in Brianza” della quale si è parlato in precedenza.
Infine, la creazione di un sito dell’ANPI Provinciale (sono già in funzione quelli di Lissone, Muggiò e Macherio-Sovico), rappresenterà uno strumento necessario per rendere accessibile e fruibile la documentazione e l’informazione sulla storia, sull’attività e sulle iniziative agli iscritti ma, soprattutto, alle scuole, ai giovani e ai cittadini.
Ciò contribuirà, con la dovuta innovazione delle forme di comunicazione, a far vivere i valori della Resistenza e a sviluppare e potenziare tutta l’attività della nostra associazione.
Per questo, senza nulla disperdere del grande patrimonio umano ed ideale di coloro che hanno vissuto durante la guerra di Liberazione, si potrebbe istituire, nelle sezioni ed eventualmente anche a livello Provinciale, la figura del “Presidente onorario”, operando un ringiovanimento per quanto riguarda le responsabilità politiche ed organizzative.
In questo quadro, pur ringraziando sentitamente la Cooperativa “C: Cattaneo” che ci ospita da tanti anni, l’esigenza di spazi adeguati ci impone la ricerca di una nuova sede che possa ospitare l’ANPI di Monza e quello Provinciale.
Una particolare attenzione si dovrà dedicare ai problemi di carattere amministrativo e finanziario ed alla creazione di una struttura organizzativa basata sulla collegialità nell’assumere le decisioni e nell’operare, tenendo ben presente che non ci si potrà avvalersi di personale remunerato ma, esclusivamente a persone che dedichino la loro attività prettamente di “volontariato”.

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