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ANGELA RONCHI
“L’unica volta che sparò si spaventò moltissimo”

Era contraria a qualsiasi tipo di violenza. Si dedicò al sindacato ed alla causa antifascista con abnegazione rinunciando anche ai sentimenti privati.

Ho avuto con Angela Ronchi due brevi frettolosi incontri, se si considera quanti anni difficili e quanti ricordi abbiamo dovuto condensare in queste poche righe. Eppure il contatto è stato immediato e facile.
Angela dice subito, (come quasi tutte le donne incontrate che sono state attive nell’antifascismo) che non crede di aver fatto niente di speciale da trascrivere o registrare, ed io non posso che stupirmi della sua sincera modestia.
Racconta la sua esperienza in fretta, come per non farmi perdere tempo e nastro, (una parte dell’intervista è stata registrata) e penso a tutte le pagine e all’inchiostro sprecato intorno a stupide storie di divette e principesse scritte su rotocalchi che vanno a ruba. Con rammarico sintetizzo.

Angela Ronchi è nata a Bellusco il 17 gennaio 1924 ed è venuta a cinque anni ad abitare a Monza nel quartiere di San Fruttuoso dove ha vissuto fino alla sua morte. Giovanissima sente crescere nella sua famiglia l’odio per il fascismo. Il padre socialista ed antifascista subisce percosse e soprusi, la madre partecipa agli scioperi per il miglioramento della condizione operaia. A quattordici anni ha la sua prima esperienza di lavoro in una fabbrica di tessitura, poi lavora alla Olap di Milano in un reparto di verniciatura, passa alla Magneti Marelli di Crescenzago. Lì si unisce ad un gruppo Socialista interno alla fabbrica che partecipa attivamente alla causa antifascista del quale facevano parte i compagni Lucchini e Stanghini . Nel 1943, a diciannove anni, viene arrestata con una giovanissima compagna per aver distribuito volantini contro il fascismo. Riesce, per la sua prontezza di spirito durante l’interrogatorio, a farsi rilasciare insieme alla sua compagna.

È il 24 luglio 1943. L’indomani cadrà il governo Mussolini e dalla fabbrica vengono portati via i fascisti tra gli insulti ma, dopo l’otto settembre rientra alla Marelli il capo sezione che la farà licenziare in tronco.

Sempre più convinta della necessità di avere un ruolo nelle organizzazioni antifasciste, prende contatto con compagni comunisti del suo quartiere a Monza e partecipa ad una riunione segreta a piazzale Libia dove si incontra con compagni operai della Breda, della Pirelli e della Magneti Marelli. Conosce Isa Romeo ed il suo compagno Romano, operaio della Breda e si incarica di portare volantini nelle fabbriche. “Passando in bicicletta – mi dice ridendo – ne buttavo sempre anche qualcuno dentro le scuole di San Fruttuoso dove erano acquartierate le milizie fasciste.”

Poi assume il nome di battaglia di Anita Garibaldi. Anche qui sorride; questo nome, ricordo dei banchi di scuola, evocava in lei una figura di donna straordinaria per il suo tempo. Trova lavoro alla tessitura Rovelli di Monza dove era già stata e dove viene ben accolta. Porta avanti il suo compito di diffusione dell’idea antifascista tra le compagne di lavoro e si adopera per raccogliere fondi da inviare ai compagni partigiani che agivano in clandestinità. A quel tempo ricorda di aver collaborato con Giuseppe Marelli e Achille Longoni.

Angela ammette che la sua famiglia è stata molto importanteper la sua presa di coscienza e per la capacità critica nei confronti della società che la circondava. Nella tessitura le altre donne erano per la maggior parte molto impaurite e difficilmente partecipavano a scioperi o manifestazioni.

Nell’atmosfera che si andava creando all’inizio del 1945, man mano che gli alleati sospingevano i tedeschi sempre più verso i confini, Angela si fa prendere dall’entusiasmo tanto da dire in un’assemblea agli operai che quell’anno il primo maggio si sarebbe festeggiato con le bandiere rosse. Una spia “fascista” la minaccia di denuncia, ma ormai nell’ambiente della fabbrica c’era chi temeva anche di esporsi troppo contro gli antifascisti. La spia, che era nota per la sua scarsa onestà, viene trovata con addosso della merce rubata e licenziata.

Angela dopo qualche anno dà le dimissioni e il suo datore di lavoro le riconosce coerenza ed onestà elogiandola davanti a tutti.

Angela mi racconta di un’altra volta in cui corse un serio pericolo. Mentre si recava a ritirare la stampa antiregime incontra il compagno Romano che l’avvisa dell’arresto di Isa Romeo e come venisse portata in giro con occhiali neri perchè non potesse con lo sguardo comunicare a chi incontrava di non avvicinarsi. Questa pratica, usata dai fascisti per arrestare più aderenti ad uno stesso Gruppo antifascista, era chiamata “civetta”. Era una vera trappola visto che l’arrestato era costretto a camminare lontano dai suoi carcerieri e sembrava essere libero. Isa Romeo viene torturata e messa nuda in frigorifero. In seguito viene liberata dai partigiani. Dopo la Liberazione diventerà Assessore al Comune di Sesto.

Il 25 Aprile del ’45 , per Monza il 26 , Angela ricorda la felicità e la gran confusione. Ricorda l’orrore provato nel vedere il luogo di tortura e di morte che i fascisti avevano organizzato in piazza Trento e Trieste , il sangue frettolosamente asciugato con segatura e l’enorme stufa dove erano stati bruciati gli indumenti ed i resti dei partigiani che avevano avuto il tremendo destino di essere presi e portati sino lì. In questo luogo lei e le sue compagne Rosetta Pacchetti ed Elisa Pezzotta si erano recate per prendere le armi da portare ai partigiani che circondavano le scuole di San Fruttuoso dove ancora erano asserragliati molti fascisti che non credevano fosse la fine e tentavano una inutile resistenza.

Angela e i suoi compagni dopo aver occupato le scuole, vi rimasero per dieci giorni ancora. Lei mi dice di essersi occupata del vitto, visto che, sebbene le avessero dato dei sommari rudimenti per l’uso delle armi, l’unica volta che sparò si spaventò òoltissimo. Angela dice “Io non saprei uccidere”.

Parliamo un pò della sua vita di donna. Di come sia stata per lei molto amaro scoprire, dopo parecchi anni, che il ragazzo tanto amato fin da giovanissima e che era stato lontano, essendo arruolato nel sud, non tollerava la sua ttività politica e antifascista. Ciò la costrinse ad una scelta tra lui ed i suoi ideali politici. Scelta che fece dolorosamente giacchè troppo forte era in lei il senso della libertà.

Molte rinunce, molti pericoli scampati, tante soddisfazioni, tanto entusiasmo. Anche lei , come tante donne attive in quel tempo difficile, ora dice: “Rifarei ancora le stesse cose.”

Nel dopoguerra alla tessitura Rovelli, Angela fa parte della Commissione Interna e promuove iniziative a favore delle operaie anziane che vengono licenziate durante il periodo di crisi. Si decide così di inviare pacchi di viveri, legna, carbone ed altri generi di sostentamento.

Passa allo scatolificio Isi di Monza dove viene assunta come aiuto magazziniere. Per rimanere vicina alle compagne rinuncia al lavoro in ufficio come impiegata (dove certamente avrebbe avuto vantaggi economici) giacchè questo le era parso un mezzo della direzione per impedirle di esprimersi più liberamente nella Commissione Interna per la difesa dei diritti degli operai. Angela viene continuamente ostacolata ed infine licenziata.

A questo punto ricorda che nel ’48, quando avviene l’attentato a Togliatti e la scissione dei sindacati lei diventa la segretaria del sindacato Tessili di Monza e lavora in questa organizzazione per un anno senza retribuzione. Ricorda anche di aver promosso un convegno dei tessili di zona in un periodo nel quale i sindacati erano latitanti, con la partecipazione di Teresa Noce, l’amministratore della CGIL di Roma, il compagno Nando Maggioni dei tessili di Milano. Naturalmente questa sua opera le dava grande soddisfazione anche se le costava, visto che queste attività erano malviste dai datori di lavoro.

Angela oggi fa parte del consiglio di circoscrizione di Monza 4 dove rappresenta il direttivo dell’Asilo Nido di San Fruttuoso. Aiuta i pensionati e gli anziani del suo quartiere. Ha una vita famigliare serena. Il suo compagno , sposato civilmente nel ’55, anche lui attivo antifascista e partigiano, l’aiuta in casa e partecipa con lei alle riunioni del Consiglio di Circoscrizione. Ha allevato un figlio del quale è molto orgogliosa, Daniele perito chimico che lavora alla Pirelli ed è responsabile della Biblioteca di Cavenago. Assiste la madre molto anziana.

Angela sostiene di aver maturato nel duro periodo della Resistenza un odio per la guerra e la violenza, è contro le armi nucleari da qualunque parte vengano e deplora che le donne non siano più attive nelle iniziative di pace.

Testimonianza raccolta da Aurora Belli

guarda i video con l'intervista ad Angela Ronchi: