main menù


E. Bracesco

A. Buzzelli

B. Capuzzo

G. Citterio

U. Diegoli

E. Farè

M. Preda

A. Riboldi

M. Robecchi

A. Ronchi

F. Rossi

E. Sala

G.B. Stucchi

B. Villa

Il Partigiano MARIO PREDA. Nome di battaglia “Topolino”

Fece parte della II Divisione “Redi” Garibaldi, battaglione Bariselli.
La divisione “Redi” venne così chiamata in ricordo di Gianni Citterio, partigiano monzese caduto a Megolo, frazione di Pieve Vergonte in Piemonte.

Morì all’età di 15 anni in uno scontro ravvicinato con i reparti tedeschi presso Someraro Verbano sulle montagne sopra Stresa in Piemonte.

Di seguito la testimonianza del comandante del battaglione Bariselli, Neris Santini.

“La sera del 24 aprile, stanchi e affamati i partigiani del battaglione si erano fermati in un’osteria di Gignese, stavano accasciati sul pavimento, mentre la poca luce gettava ombre strane fra i corpi. Vivace, irrequieto, forse conscio dell’atroce morte che lo attendeva l’indomani, Topolino girava nervosamente per il locale. La sua allegria mi colpì favorevolmente e un’impressione subitanea di simpatia si impadronì di me; avevo dinnanzi a me un ragazzino di 15 anni, consapevole di quello che l’attendeva e che sapeva quello che arrischiava.
Si dormì nell’attesa della battaglia che il giorno dopo avrebbe avuto luogo per l’occupazione di Baveno. Al risveglio vennero divisi i compiti, ma a Topolino fu negato l’onore di combattere perché era ancora un bambino. Topolino, protestò, implorò, gridò ed infine si ribellò; rubò una baionetta e raggiunse un compagno(Billi) in postazione alla mitragliatrice. I tedeschi contrattaccarono, e le ondate che venivano all’assalto furono falciate da un fuoco micidiale. Purtroppo la situazione divenne poco dopo insostenibile perché i tedeschi cercarono di cogliere la postazione alle spalle.
Topolino si allontanò, forse per cogliere meglio le occasioni di battere il nemico. Vide il compagno alla mitragliatrice cadere e ritornò verso la postazione: più colpi di una raffica lo colsero a metà strada... Il suo sangue quindicenne bagnò la strada. Era il 25 Aprile 1945”.

Chi era Mario Preda?

Ecco una biografia scritta dalla madre Luigia. Il ricordo, la vita e le passioni.

“Mario Preda nacque a Verano Brianza il 27 novembre 1929. Compì i normali studi elementari e nel 1941 frequentò il primo Corso di avviamento professionale. Non eccessivamente amante dello studio, rivelò presto una spiccata tendenza per il disegno. Guidata dolcemente da questa passione, la sua mano inesperta tracciava sulle carte linee incerte, componendole insieme in motivi di carattere eroico, battagliero e mistico, riflettenti nella loro commovente imperfezione, due grandi ideali, gelosamente custoditi: il sacrificio per la Patria e la fede in Dio.
Essi, alimentati dalle spiccate doti di generosità, intelligenza e tenacia del nostro Mario, dovevano trovare il loro coronamento nel grande e doloroso sacrificio consumato più tardi sulle montagne del Lago Maggiore.
Queste, unite alle altre doti del suo carattere, vivacità e simpatica monelleria, attaccamento alla famiglia (un po’ temperato dal suo carattere chiuso) e sincerità, lo conservano sempre vivo e caro nel ricordo di chi lo ha conosciuto.
Un episodio della sua vita: venuto a conoscenza che nel giardino di un possidente di Verano era stata gettata da alcuni militi fascisti una bomba a mano, rimasta poi inesplosa e priva della normale sicurezza, non si preoccupò che di renderla inoffensiva, riuscendovi dopo alcuni pericolosi tentativi.
Nell’agosto del 1944 il fratello Gerolamo lasciava la famiglia per arruolarsi fra i partigiani della Brigata Beltrami. Da quel giorno fu dominato dal desiderio, poi diventato ostinata rivoluzione, di raggiungere il fratello. Tenacemente nascosta ai famigliari, questa sua risoluzione doveva verbalmente manifestarsi alla notizia della scomparsa di un caro amico, perito tempo prima nella lotta partigiana, con queste parole: “Andrò io al suo posto”.
Negli ultimi giorni del mese di marzo 1945 egli decise di partire. Il poco denaro raggranellato accantonando le mance date settimanalmente dal babbo, gli poteva bastare per le prime difficoltà materiali del viaggio.
Il giorno 29 disse ai famigliari che doveva compiere un viaggio a Milano con il principale, per motivi di lavoro. Ottenuto il consenso da parte dei genitori, chiese gli fossero preparati gli abiti migliori e un po’ di cibo.
Indugiò un poco, l’indomani mattina, a salutare i famigliari e gli amici stupiti da queste insolite effusioni, non giustificate del resto da un viaggio così breve. Quali presagi dolorosi agitavano in quel momento il cuore del ragazzo? Lanciato un ultimo, quasi disperato sguardo ai suoi cari e alla sua casa, Mario si avviò decisamente sulla strada che porta a Carate Brianza.
Il viaggio senza ritorno incominciava.
Raggiunse quindi Seregno. Di lì con un autocarro fino a Novara e poi nuovamente a piedi fino al Lago Maggiore. Qui credeva di trovare i reparti della Brigata Beltrami. Chiese informazioni del fratello. Non le ebbe. Qualche giorno dopo, due giovani partigiani conosciuti a Carate Brianza, lo facevano arruolare nella Brigata Garibaldi, agli ordini del Colonnello Moscatelli”.