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E. Bracesco

A. Buzzelli

B. Capuzzo

G. Citterio

U. Diegoli

E. Farè

M. Preda

A. Riboldi

M. Robecchi

A. Ronchi

F. Rossi

E. Sala

G.B. Stucchi

B. Villa

ENRICO FARE', il sindaco della Liberazione

Veronese di nascita, cresciuto in una famiglia di chiara formazione laica tra le diffidenze dei benpensanti, a diretto contatto con il mondo sofferente dei lavoratori, a tredici anni la morte del padre lo pose immediatamente di fronte ai non facili problemi dell’esistenza.
Nelle liste dei sindacalisti Farè, ancora giovanissimo, veniva eletto consigliere comunale nella sua città natale.
Si era allora nel 1904 e la sua posizione politica, le su idee “sovversive” tanto gli giovarono che, rimosso dal grado di ufficiale perché antimonarchico, trascurato dagli ambienti imprenditoriali che avrebbero potuto offrirgli un lavoro, attentamente sorvegliato dalla polizia, se ne dovette andare e, attraverso Milano e Lissone, giunse a Monza nel 1914 e nel 1920 assunse la carica di sindaco, mantenendola fino al 1922, quando si affermò la volontà del fascismo di cancellare ogni forma di vita democratica in Italia.
Perseguitato di nuovo, picchiato, più volte incarcerato, Farè nulla concesse alla violenza e alla dittatura fascista, si mantenne fedele con durezza e con coerenza ai propri ideali e, quando la lotta contro il nazifascismo uscì dalla clandestinità e si fece armata, contribuì a formare il Fronte di azione antifascista con Gianni Citterio, Ezio Riboldi, Fortunato Scali, Luigi Fossati, Carlo Casanova, Antonio Gambacorti Passerini, Amedeo Ferrari.
A lui, dopo il 25 aprile 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale affidava la carica di sindaco: si saldava così, nella persona di Farè, la democrazia prefascista con la nuova democrazia, che nelal Repubblica prima e nella Costituzione poi avrebbe impresso il suggello della lotta partigiana.
Farè si rivolse subito alla cittadinanza con un manifesto che ne esprimeva nobilmente il pensiero e l’impegno: “Immensa è la rovina provocata dal fascismo e dalla guerra nelle anime e nei costumi…
Con la libertà riconquistata i destini del popolo sono ritornati nelle sue mani. Si prepari quindi il popolo ad esercitare il potere, tutto il potere, per forgiarsi un avvenire di pace, di giustizia, di benessere in una società di uomini liberi ed eguali, fra popoli civili ed indipendenti.”
Lo stesso Farè indicava in un suo scritto quali fossero gli immensi compiti che spettavano ai nuovi amministratori: si dovevano ripristinare con la maggiore sollecitudine ed efficienza i servizi pubblici, si doveva organizzare l’approvvigionamento della città, provvedere ad una vasta opera di assistenza alle famiglie dei caduti per la guerra e la liberazione, ai reduci dalla prigionia e dai campi di internamento , agli operai deportati, agli sfollati, ai disoccupati.
Ma, oltre alle difficoltà del momento, a rendere più difficile l’attività di riorganizzazione e di ripresa concorse una notevole tensione tra Amministrazione e Governatore militare che diede origine a numerosi e gravi malintesi ed incidenti:essi culminarono nella rimozione di Farè dal posto di sindaco di Monza a partire dal 27 giugno 1945.
Sdegnosamente Farè respinse l’invito del Governatore a presentarsi per avere ulteriori comunicazioni.

Da Vittorio d’Amico 1975 Città di Monza