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UMBERTO DIEGOLI, nome di battaglia "Mirko"

Nato a Monza il 23 maggio 1926.
Professione: operaio ribattitore presso la Breda (sezione V: Aeronautica) di Sesto.
Arrestato la mattina del 13 febbraio 1944 presso la sua abitazione, a Monza, per aver
preso parte ad un'azione partigiana del 10 febbraio 1944: attentato alla Casa del Fascio di Sesto.
In un rapporto del 16 febbraio 1944 del Gabinetto di Prefettura di Milano è scritto: Diegoli Umberto, classe 1926 - "Confessa di aver lanciato due bombe e di aver partecipato ad altri attentati".
Incarcerato a Monza.
Trasferito poi a S. Vittore.
Trasferito il 27 aprile 1944 a Fossoli.
Partito il 21 giugno 1944 e giunto il 24 giugno 1944 a Mauthausen.
Trasferito il 5 luglio 1944 a Wels presso la fabbrica " Flugzeugwerke Wels".
Trasferito poi a Linz.
Evaso da Linz il 10 aprile 1945 con Antonio Paleari.

guarda il video:

Intervista ad un partigiano: “Mirko”

Com’è cominciata la sua lotta per la resistenza?
All’età di 14 anni lavoravo alla Breda di Sesto S: Giovanni. Il giorno della dichiarazione di guerra di Mussolini noi operai eravamo obbligati ad ascoltare il comizio nella mensa. Durante il comizio io ed un gruppo di ragazzini come me preferimmo farci una partita al pallone nel cortile. Al rientro vi fu l’intenzione di punirci severamente con olio di ricino e botte ci misero in fila, io ero il secondo, impaurito dalla persecuzione che stava per colpirci strappai dalle mani dello squadrista la lista dei nomi del gruppo e urlai “scappate nei reparti”. Scappai anch’io subito verso i campi di Cinisello dove ora c’è l’ospedale Bassini, i fascisti cercarono di fermarmi anche con le fucilate. Tornando a casa incontrai il capo squadra che nonostante fosse uno squadrista mi disse “non parlare so già quello che hai fatto..... sono un padre di famiglia ti capisco io...non come quei deficienti lì. Domani rientra non dire più niente e stai tranquillo.”
Tornato alla Breda mi presero Robecchi e altri e mi fecero cambiare reparto Tutto questo successo nel 1940. Nel 1943 incominciamo a stampare il giornale la Fabbrica... pensate un po’ proprio in una tipografia che era nella casa del fascio di Sesto S.G. Fu in quell’anno che iniziò la mia attività armata a fianco dei partigiani. Le prime azioni consistevano in sabotaggi alle strutture di collegamento autostrade, ferrovie, eliminazione delle spie della Breda. La repressione aumentava sempre di più eravamo costretti a rifugiarci a Monza, a Monza riuscimmo a far saltare una fabbrica dell’AerMacchi.
A gennaio presero Rizzardi, Bersani e Paleari di Monza, Gasparato si spaccò una caviglia, Bersani morì a Mauthausen. C’era il Magni che era di Cinisello e Fumagalli, poi c’ero io e il Ceriani, che in seguito ci fece la spia.
Eravamo il gruppo della 3a GAP Rubini “ Brigate Garibaldi”. 11 febbraio 1944 abbiamo fatto saltare la sede del fascio di Sesto con due bombe fatte da noi, ci fu una sparatoria con due dei nostri morti. Il 13 il Ceriani ci fregò a tutti, sotto tortura parlò e ci presero. Da qui in poi fu un odissea, ci portarono al carcere di Monza dove ci picchiarono e torturarono, dieci giorni dopo ci spostarono a San Vittore per farci interrogare dai tedeschi, alla fine ci portarono a Fossoli dove siamo rimasti tre mesi, in questo periodo ricordo che il Robecchi veniva fino a Fossoli in bicicletta per portarci da mangiare. La destinazione finale fu il campo di concentramento di Mauthausen in Austria. Ci andò bene perché ci misero a lavorare negli stabilimenti aeronautici di Linz, ci prendevano dalle baracche al mattino e ci riportavano alla sera, fu una vera fortuna perché in fabbrica si poteva mangiare. Il campo di concentramento era già in pieno “lavoro” e noi sapevamo già prima di arrivare dei crimini che venivano commessi, quando ci facevano fare le docce nel campo si vedevano oltre le bocche di uscita gli impianti del gas. Avevamo sempre paura di morire. A Mauthausen arrivò anche Robecchi che purtroppo non ce la fece.
Grazie ai bombardamenti sovietici io e Paleari il 9 aprile 1945 riuscimmo a scappare con degli ufficiali russi e ci mettemmo in salvo oltre il fronte Viennese a casa ritornammo il 8 maggio 1945.
Non ha mai provato paura durante la Resistenza?
Certo che ne avevo. Quando ho dovuto sparare contro un altro non ho dormito più per un mese. Se uno non ha paura non fa niente, è la paura che ti fa fare certe cose.

Un sentito e commosso ringraziamento a Umberto Diegoli

Tratto da La Quercia aprile 1999