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E. Bracesco

A. Buzzelli

B. Capuzzo

G. Citterio

U. Diegoli

E. Farè

M. Preda

A. Riboldi

M. Robecchi

A. Ronchi

F. Rossi

E. Sala

G.B. Stucchi

B. Villa

ALDO BUZZELLI, un partigiano magistrato

Aldo Buzzelli giunge a Monza come magistrato nel 1942, dopo aver svolto l’uditorato a Roma.
Era nato nel 1914 a Macerata; suo padre Domenico, notaio di origini abruzzesi, subì nei primi anni della dittatura una spedizione squadrista che ne segnò il fisico e influì sulla vita di tutta la famiglia, costretta a cambiare luogo di residenza.
A Monza Aldo contribuisce alla stampa e alla diffusione di “Pace e libertà”, foglio clandestino del Fronte di azione antifascista (da cui si svilupperà il CLN Comitato di Liberazione Nazionale).
Partecipa, insieme a Citterio, Farè, Gambacorti Passerini, Amedeo Ferrari, alle riunioni che si tengono nello studio di Fortunato Scali e poi a quelle del CLN nella casa di Giuseppe Vago.
La mattina del 25 aprile del 1945 entra nella sede del comando nazista di Via Verdi 1, insieme ad altri membri del CLN, per trattare la resa delle truppe tedesche; qui discute con il generale Tensfeld che si permette una serie di battute proprio contro di lui in quanto rappresentante comunista del CLN, o meglio “bolscevico”, come tiene a precisare l’ufficiale tedesco.
E proprio dei bolscevichi Tensfeld “aveva motivo di temere e per la organizzazione partigiana delle loro forze e perché già lui era stato dichiarato criminale di guerra in terra sovietica”. (2)
In qualità di pubblico accusatore interrogò il fascista Luigi Gatti che, condannato a morte dal Tribunale del Popolo, venne fucilato davanti alla Villa Reale il 28 aprile 1945. (3)
Una volta istituita il 1^ giugno 1945, presso il Palazzo di Giustizia, la Corte d’Assise Speciale (4), sosterrà come pubblico ministero l’accusa in vari processi contro criminali fascisti: da Tagliabue ad Angelo Biraghi e Antonio Meneghel (milite della famigerata legione “Ettore Muti”), questi ultimi imputati per l’arresto, le sevizie e l’impiccagione di Giovanni Bersan avvenuta ad Aicurzio nel luglio del 1944 (5).
Svolgerà il suo compito con tanta dedizione da ricevere, il 15 novembre 1945, la lettera di “una madre rimasta nello schianto”, è la madre della partigiana Elisa Sala che si rivolge all’Illustrissimo signo Pubblico Ministero: “con semplici ma commosse parole esprimo a Lei la mia profonda riconoscenza per la calorosa diffida assunta in riguardo al processo in cui si parlava di mia figlia”.
Continua scrivendo: “l’oratoria Sua, partita non solo dall’Emerito Magistrato, ma dall’uomo profondamente giusto e di cuore, che comprende i tristissimi drammi della vita, hanno fatto si che il pubblico commosso pendesse dal suo labbro".
Smessi i panni del magistrato, Buzzelli continuerà la battaglia iniziata negli anni della Resistenza assistendo come avvocato, in molte parti d’Italia, i partigiani processati nell’immediato dopoguerra, (6) difendendo la Costituzione e, come parlamentare, impegnato nella Commissione Giustizia della Camera dei deputati a sostegno dei diritti dei detenuti (7)

Note:
1. testo elaborato a partire dalla testimonianza della figlia di Aldo Buzzelli, Silvia
2. A. Buzzelli “Appunti di storia monzese. I tedeschi si arrendono.” In Tribuna Monzese (settimanale) 3 aprile 1953
3. l’annuncio dell’esecuzione appare sull’edizione monzese de L’Unità 28 aprile 1945 con un titolo emblematico: “Giustizia non vendetta”
4. la corte straordinaria contro i crimini fascisti operò fino al febbraio 1956
5. per una sintesi dell’attività della corte in quel periodo, cfr. “La voce del popolo” (settimanale dei informazione della Brianza) 2 febbraio 1946: qui compare il riferimento alle udienze davanti a un “pubblico particolarmente numeroso” e alle parole del PM Buzzelli che “con il ben noto valore in una requisitoria severa lumeggia le risultanze processuali.
6. ha curato la difesa di alcuni partigiani della “Natisone” nel processo per i fatti di Porzus, rimesso a Lucca per legittima suspicio e pure assistito i lavoratori modenesi incolpati per i fatti del 9 gennaio 1950 quando furono assassinati dalla polizia sei operai
7. risale al 9 gennaio 1948 la proposta di riforma dell’ordinamento penitenziario